Torre di palme

Torre di Palme offre al viaggiatore l’incanto del panorama in qualunque stagione dell’anno.
Questa estate il mio amico Pierluigi Tomassetti, guida naturalistica e turistica, ci ha condotti lungo le sue strette viuzze, narrandoci la storia legata direttamente a quella di Fermo.


Antiche sono le sue origini. Plinio il Vecchio la ritenne, in considerazione della sua posizione strategica, un avamposto di osservazione e di difesa dell’antica città di Palma, metropoli dell’agro palmensis, fondata da popolazioni sicule e fenicie e il nome, Torre di Palme, starebbe proprio ad indicare le sue origini.
Inoltre proprio al di sotto del borgo, in prossimità della foce del fosso San Biagio, era ubicato secondo molti studiosi e testimonianze, l’antico porto Castellum della città di Fermo.
Questo il racconto di Pierluigi mentre ci avviamo dal parcheggio sottostante le mura verso il centro del paesino che, come tanti castelli fermani vicini al mare, sorge sulla sommità del colle e ha un impianto ellissoidale (con asse est-ovest), circondato da mura che si aprono con vie di accesso da Sole e da Bora.
La piazzetta che troviamo subito all’ingresso del paese è per metà piena di tavoli in legno. Lì di fianco una piccolissima pizzeria al taglio sforna ogni sera una gran quantità di teglie fumanti per la gioia di turisti e locali; unico inconveniente, la pendenza del terreno che fa inclinare bottiglie e bicchieri ma che può diventare un gioco con qualche accorgimento.

Chiesa di San Giovanni

Pierluigi ci invita a raggiungerlo; è già arrivato nella suggestiva piazzetta dove è la Chiesa di San Giovanni del X sec. , edificata da un gruppo di monaci che per primi si insediarono nel borgo.
Costruita da conci di pietra, appare interessante per le linee architettoniche visibili nella parete laterale del lato sud.
La costruzione di gran parte del borgo fu ad opera di ordini religiosi, infatti per un centro così piccolo ci sono diverse chiese e due conventi.
Per seguire un ordine cronologico della storia del paese, la nostra guida ci conduce al belvedere. Un posto fantastico da cui si gode una vista stupenda. Non riusciamo a staccarci da tanta meraviglia anche se Pierluigi ci invoglia a raggiungerlo, anticipando la descrizione di tutti i luoghi che ci restano ancora da visitare.

Chiesa di Santa Maria a Mare

Finalmente entriamo nella Chiesa di Santa Maria a Mare che si affaccia proprio sulla piazzetta del belvedere.
Costruita, insieme al convento, nel XI sec. dai Canonici Lateranensi ebbe grande importanza nell’antichità, tanto che il suo priore controllava i beni delle chiese vicine con un potere superiore a quello conferito dal papa al Vescovo di Fermo. La notevole importanza del priore è testimoniata anche da un affresco sepolcrale tuttora esistente in cui sono rappresentati Santa Caterina d’Alessandria e San Paolo che presenta lo stesso priore, proprietario del sepolcro e committente del dipinto, inginocchiato ai piedi della Madonna con il Bambino. Pierluigi ci fa notare come la chiesa risulti costituita da un complesso di tre chiese di epoche diverse che hanno compromesso l’ armonia del luogo.
Ma altri tesori ci aspettano sulla stretta via che percorre tutto il paese.

Chiesa di Sant’Agostino

Intorno al XII sec. giunsero quì anche gli eremiti di Sant’Agostino che edificarono una chiesa dedicata al loro Santo e un convento.
Fu questa l’epoca in cui iniziarono le controversie tra la chiesa fermana e i monaci del borgo per la supremazia sui beni e la gestione del potere non fu estranea a tali dispute anzi ne divenne molto spesso arbitro.
In quel tempo regnava Federico II che diede un grosso impulso all’ingrandimento e alla fortificazione del borgo con mura di cinta, favorendo lo sviluppo edilizio con la permanenza di qualche ufficiale del proprio esercito a difesa del nuovo castello. Il suo successore, il figlio Manfredi, invece, contravvenendo alle disposizioni del padre e probabilmente venendo in appoggio alle richieste della nobiltà fermana, restituì al Vescovo di Fermo il dominio e l’amministrazione del borgo.

Palazzo dei Priori

Intorno al 1300 il paese iniziò a conoscere una forma di amministrazione di tipo laico: venne infatti edificato il Palazzo dei Priori, luogo in cui si svolsero pubbliche assemblee e processi civili. Su questo palazzo è ancora visibile oggi l’ampia apertura a tutto sesto che dava accesso ad una loggia dove si ritrovavano i cittadini per la definizione dei loro affari e dei loro scambi.

Polittico di Vittore Crivelli

Ma il potere dei monaci non si esaurì rapidamente,tanto che verso la fine del ‘400 gli Agostiniani eremiti commissionarono un polittico, tutt’oggi custodito nella Chiesa di Sant’Agostino, a Vittore Crivelli. Il fascino che avvertiamo entrando nella chiesa è immenso, come se una calda luce si sprigionasse dall’affresco per portarci in un’altra dimensione.
Fascino che sicuramente pervase anche famiglie nobili della zona che nel ‘500 scelsero Torre di Palme come luogo preferito per il soggiorno, intervenendo con opere di restauro su edifici religiosi e abitazioni, inserendo uno stemma nel portale della sagrestia e nei tabernacoli rinascimentali della Chiesa di Sant’Agostino e nell’architrave della Chiesa di San Rocco, che in seguito diventerà lo stemma del castello: tre torri sovrapposte con due palme marine ai lati.
“Una cittadina così piccola eppure così ricca di storia” prosegue Pierluigi “come molti paesi delle Marche, sempre coinvolti nei grandi processi di trasformazione dell’Italia”.

Torre di Palme oggi

Arrivando ai nostri giorni, venendo a mancare il numero di abitanti per la sopravvivenza del comune, il paese dovette far fronte alle impetuose richieste da parte di Porto San Giorgio che in quel periodo viveva una fase di sviluppo urbanistico molto intensa. La legge infatti prevedeva che, se non ci fossero più state le condizioni per mantenere l’autonomia comunale, i piccoli paesi avrebbero dovuto annettersi al territorio di un comune più grande e confinante con il proprio. Vincenzo Dionisi, sindaco di Torre di Palme in quel periodo, non potendo fare altro per il mantenimento dell’autonomia comunale, volendo replicare alle intollerabili pressioni sangiorgesi, pronunciò la simpatica frase “Meglio essere divorati dai leoni che dagli insetti” e si adoperò per l’annessione al comune di Fermo, negoziando una serie di garanzie che il nuovo municipio doveva mantenere a vantaggio della popolazione del paese. Torre di Palme divenne quindi frazione del comune di Fermo.
Una caratteristica di Pierluigi è che non è mai stanco di far conoscere tutti gli aspetti di un luogo e quindi ci invita a seguirlo nell’ultima avventura che ci riserva ancora questo luogo incantato.

Bosco del Cugnolo

A 200 metri dal borgo infatti parte un sentiero che percorre la macchia mediterranea caratteristica del Bosco del Cugnolo, un’area floristica protetta (peculiarità unica delle Marche) che vista dall’alto, ha la forma di un cuneo. Da cui forse il nome, Cugnolo . Ci incamminiamo quindi sulle pendici di un burrone denominato “fosso cupo” fino alla leggendaria “Grotta degli Amanti” che deve il suo nome alla vicenda di Antonio e alla sua fidanzata Laurina svoltasi nel 1911 durante le guerre coloniali per la conquista della Libia. Mentre ci addentriamo nel bosco del Cugnolo, Pierluigi ci racconta la loro storia. Tornato a casa per un breve licenza e innamoratissimo di Laurina, Antonio decise di non separarsi più da lei e quindi di disertare. I due trovarono riparo nella grotta nutrendosi per giorni di pane e sarde portati loro dai pescatori del luogo. Dopo oltre una settimana i fidanzati, divorati dal rimorso e soprattutto braccati, piuttosto che separasi, decisero di morire saltando dai 70 metri della sottostante rupe del Fosso di San Filippo legati assieme con lo scialle di Laurina. Fu il bisnonno a ritrovare i due giovani. Solo Antonio era sopravvissuto ma con gravi lesioni alle vertebre. Piantonato dai militari, si chiedeva il motivo di tanta attenzione visto che se mai fosse riuscito a guarire sarebbe stato comunque giustiziato.

Finalmente ci siamo potuti concedere una pizza in piazzetta, meritato riposo dopo una giornata così intensa.

Un grazie particolare alla nostra guida Pierluigi Tomassetti che ci ha così ben raccontato la storia di Torre di Palme.


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